
L’intelligenza artificiale: cosa ne penso
È arrivata e sta stravolgendo le nostre vite. Non parlo del covid ma dell’intelligenza artificiale.

In questi giorni dove la Chat Gpt sta sulla bocca e gli schermi di tutti, mi sono fermata a fare delle riflessioni: è sicuramente una novità fantastica ma toglie veramente il lavoro all’essere umano?
Facciamo un passo indietro: nel corso della storia ci sono stati eventi motivo di destabilizzazione, quelli che ti facevano tremare e temere in ogni momento che il tuo lavoro venisse preso da una macchina.
Pensate all’industria del fast fashion e quanto lavoro ha tolto alle sarte e ai sarti di tutto il mondo.
Ma possiamo dire che tutti i sarti siano estinti?
Pensate a quanta differenza ci può essere tra un vestito cucito addosso su di voi e quello acquistato in una catena che ti auguri che ti stia abbastanza bene e che non metta in risalto i punti che invece vorresti cancellare anche dai tuoi ricordi.

Potrei fare tanti altri esempi, nei più svariati campi, ma rimane il fatto che non necessariamente l’intelligenza artificiale è un valido strumento, non un sostituto del professionista.
Come lessi su LinkedIn qualche giorno fa: l’intelligenza artificiale è un alleato, non un competitor. (Se mi ricordassi anche chi è l’autore lo menzionerei nella citazione. Ma vabbè)
C’è anche da considerare che l’intelligenza artificiale va istruita, si adatta all’uso e consumo degli esseri umani, per cui – sotto diversi aspetti – ha bisogno dell’essere umano.

Ma perché allora abbiamo così paura dell’intelligenza artificiale?
Tra le prime risposte c’è quella della paura dello sconosciuto: tutti noi -o per la maggior parte delle persone- siamo spaventati dall’ignoto e da quello che non conosciamo. Le sfide spesso ci spaventano, imparare qualcosa di nuovo ci costringe a farci uscire dalla nostra zona confort.
Ecco che la novità si trasforma nel nostro “ma non potevi rimanere in quel fottuto pc da dove sei uscito?”
Lo so bene, la novità gioca spesso brutti scherzi.
Nonostante io sia una persona che ama l’adrenalina, ci sono momenti in cui la pigrizia fa da padrona e vorrei crogiolarmi un po’ nel mio orticello fatto di tanti cuscini, margherite e sole (per favore non commentare l’associazione di cose, il sogno ad occhi aperti. Ognuno si faccia il proprio), ma purtroppo non sono nata ereditaria, devo ancora lavorare e pertanto c’è una continua necessità di aggiornamento, soprattutto nel settore del digitale.
Ma tolte le problematiche che affliggono la maggior parte di noi, possiamo vedere come sviluppare al meglio le nostre capacità insieme agli aggiornamenti sempre più impellenti.
Inoltre, come già accennato prima, nonostante l’intelligenza artificiale abbia preso un sacco di posti di lavoro, queste professioni sono stagnanti e le prime ad avere la necessità di essere rinnovate. Come quando nel 2008 lo allora ministro Brunetta disse: “è uno scandalo che la pubblica amministrazione non sia digitalizzata! Adesso basta! Tutto la PA si deve adeguare a diventare digitale.

(tutto ciò al netto del gradimento o meno verso il partito e Brunetta, non è questo il punto, non mi cadere in commenti “eh si allora Tizio Caio e Sempronio hanno fatto x, y, z!” E “tanto la politica è tutto un magna magna e non ci sono più le stagioni di una volta, signora mia.”)
Ok.

Ma torniamo agli esempi di decisori: Insomma, quando il digitale entrò nelle PA fu un disastro. Persone in procinto della pensione o che gli mancavano una manciata di anni, abituate a lavorare con carta e penna, si ritrovano a fare corsi intensivi per utilizzare uno strumento (del demonio per loro, probabilmente) che li costringeva a stravolgere il metodo lavorativo che avevano portato avanti per molto tempo, anche per pigrizia.
Non è stato così semplice, sopratutto per accettarlo.
Un altro fattore crea ancor più problematica: il tempo. O per meglio dire, la mancanza di tempo.
Quando ti ritrovi davanti a situazioni così fulminee che pensi “ma che vai di fretta? Ma aspetta un attimo! Dammi il tempo di pensare, di dire, di fare, di mettere in moto in criceti che ho nel cervello e di prendere coscienza di chi sono e cosa devo fare!
Mentre hai l’intelligenza artificiale che ti guarda come un “te movi?” Come fosse il genitore (o chi per lui) quando ti intimava di fare le pulizie nella tua camera, ecco, la stessa scena.

Quindi, caro lettore e cara lettrice, anche se fa male e rompe le palle sentirselo dire, l’intelligenza artificiale ci può essere molto utile, se te la fai amica. 😉
Grazie per aver letto l’articolo, spero che ti sia piaciuto!
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