obiettivo con freccia

A chi bisogna rivolgersi sui social?

Di chi parli sui social? Di te o parli dei tuoi follower?

A chi ti rivolgi? Beh con questa domanda andiamo già un pochino fuori campo, infatti il confine diventa molto ma molto labile. 

Ho affrontato questo tema molte volte nella mia pubblicazione social, solo adesso ho pensato di scriverci un articolo, forse il momento –  prima – non era adatto… chissà

Torniamo all’inizio:

Sui social devi parlare di te o dei devi parlare dei tuoi follower?

Qui la risposta è molto semplice: ovviamente devo parlare di me, del mio servizio e del mio prodotto. Non posso parlare DI un pubblico che potenzialmente non conosco o al massimo non è me. 

Allora…

I contenuti che proponi sui tuoi canali, li pubblichi per te o per i tuoi follower?

(qui percepisco un silenzio di chi vorrebbe rispondere “per me” perché sono spazi nostri, dove una vena di gelosia e possessività è normale – passatemi i termini – . D’altronde quello spazio ci rappresenta nel digitale, non lo daremo in affidamento a chiunque, anche se si tratta della nostra azienda e non della nostra persona. Anche un’azienda rimane un nostro progetto, un nostro costrutto).

La risposta più gettonata da chi ha seguito un po’ di formazione sui social è: pubblico per i miei follower, ovviamente.

Ecco, qui si apre una spinosa questione: mettiamo che tu abbia 10 follower (neanche esagero, toh!). 

10 persone tutte diverse che per tutti i motivi del mondo hanno scelto di seguirti. Ma ognuna ti segue per un motivo diverso. 

Vediamo (senza distinzione di genere, uso il maschile per identificare “l’account”):

﹡Abbiamo quello che ci vorrebbe provare e aspetta la prima occasione

﹡ L’account che osserva senza interagire per una suo curiosità che a te rimarrà potenzialmente sconosciuta

﹡ un’altro come sopra ma con una curiosità diversa ed l’unica cosa che ti è dato sapere

﹡ Quello che gli piace come spieghi le cose

﹡ Quello che è interessato alle notizie che proponi

﹡ L’amico

﹡ Il parente

﹡ L’autodidatta che cerca di imparare qualcosa da te senza chiedertelo apertamente

﹡ L’account migrato da un altro social, una via di mezzo tra l’amico e lo sconosciuto, magari non vi siete mai incontrati dal vivo ma conosci tutta la sua storia. 

﹡ Quello che gli piacciono i contenuti che metti, foto, video, caroselli… Qualsiasi cosa. 

Ne ho scritti 10? Aspetta che conto…

Si, sono 10. 

Benissimo, abbiamo quello che nella ricerca sociale si chiama “campione”, cioè un gruppo di persone con delle caratteristiche, che possono essere estese (a livello probabilistico) a molto più persone. Utopicamente a tutti.

Ma senza addentrarci in noiosi e superficiali tecnicismi della ricerca sociale, tieni solo a mente che ci sono delle persone – o gruppi di persone – ti stanno seguendo per i più disparati motivi. 

Come puoi creare contenuti che siano dedicati a loro, se sono così differenti tra loro??

Qui i miei colleghi risponderanno con una sonora risposta fatta di numeri: leggi gli insights, il contenuto e i contenuti che producono più engagement sono quelli che piacciono alla tua community.

Qua dobbiamo rettificare, a mio avviso, la conclusione della lettura degli insight: sono quelli che piacciono a quella parte di community più attiva tra quelli che mi seguono.

Se ci pensi, non è assolutamente detto che sia la più numerosa, è solo quella più attiva, che si traduce e ci si augura che sarà quella più fedele o addirittura più influenzabile quando vogliamo lanciare il nostro prodotto o servizio. 

Per cui, il risultato sarà che pubblichi un certo tipo di contenuti perché – nel migliore dei casi – fai contenti i follower che hanno il like facile. Gli altri che ti seguivano per altri motivi se ne vanno oppure rimangono ma si scordano di te perché, non avendo interagito, l’algoritmo non gli farà vedere più il tuo account.

Dopotutto l’algoritmo è semplice e assolutamente metodico: se ti piace te lo ripropone, altrimenti cerco qualcosa che ti farà rimanere nella piattaforma il maggior tempo possibile. 

Se il tuo profilo non genera interesse a chi ti ha “incontrato” sulla strada di Damasco… non aspetta non era così… 

Dicevo, sul suo feed o nella sezione esplora o in qualunque pertugio fatto dal digitale, ecco, l’algoritmo semplicemente non te lo mostra più, facendoti vedere qualcosa che potenzialmente è più interessante. Non sia mai che ti annoi sui social, è la fine!

Mettiamo che però tu sei particolarmente bravo a promuovere il tuo self branding (perché attenzione, qui iniziamo a fare una distinzione tra self branding e brand) che ti arrivano tanti account interessati proprio ai contenuti che hai scelto di divulgare con costanza, passione e un buon investimento.

Bene. 

Quanto può durare prima che stufi i tuoi follower?

Quanto può durare secondo te un format prima che si esaurisca nell’implacabile frenesia dei social?

Tempo che la gente lo conosce ed è già vecchio. 

Ma invece, torniamo ai 10 follower che hanno scelto di seguirti, quando lo hanno fatto, perché lo hanno fatto? (Riguarda la lista e ovviamente escludi i parenti, cerchiamo di essere obiettivi…) bene. 

Nonostante tu non sappia i motivi di tutti, una cosa la sai per certa: seguono perché vogliono vedere te! 

Ti seguono perché hai qualcosa della tua personalità, intelletto ed estetica che li affascinano (si, bisogna considerare anche che il fascino e il carisma possono passare anche per l’estetica. Ehi, non lo dico io, se volete riferimenti scientifici ve li porto)

Quindi ti rifaccio la domanda: secondo te, i tuoi contenuti dovrebbero parlare di te o degli argomenti che piacciono alla tua community?

Con questo dubbio ti ricordo di seguirmi sui social!

Se hai un progetto di cui vuoi parlare, mi trovi per email o su whatsapp, ti aspetto 😊